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Prime Esperienze

Fuoco sulla pelle


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
29.03.2026    |    388    |    0 6.0
"Il calore della sua fica lo avvolse come una guaina, stringendolo, massaggiandolo, e quando cominciò a muoversi, affondando dentro di lei con colpi duri e profondi, Mariapia gli graffiò la..."
Sotto il sole cocente del Monte Bisbino,
Marco e Mariapia si ritrovano intrappolati
in una tensione erotica insostenibile.
Mentre il sentiero si fa ripido, i loro
desideri repressi esplodono in un atto
passionale, mettendo a rischio amicizie e
reputazioni.
Il sole di fine agosto bruciava sulla pelle come una lama rovente, tagliando l’aria sottile del Monte Bisbino con
una luce bianca e spietata. Le cime delle montagne si stagliavano contro il cielo, affilate come coltelli, mentre il
sentiero stretto e polveroso serpeggiava tra i cespugli di ginestra e le rocce grigie. Marco si asciugò il sudore
dalla fronte con il dorso della mano, sentendo il sale secco che gli incollava la maglietta alla schiena. Aveva
promesso a Giuseppe di portare sua figlia Mariapia in escursione, una di quelle uscite "padre-amico-figlia" che si
facevano per tenere occupati i ragazzi durante l’estate. Ma Giuseppe non poteva venire—qualche scusa sul
lavoro, una consegna urgente—and così Marco si era ritrovato solo con lei, con la scusa di insegnarle a orientarsi
in montagna.
Mariapia camminava qualche passo davanti a lui, le gambe snelle avvolte in leggings neri attillati che disegnavano
ogni curva dei glutei ogni volta che si piegava per scavalcare un sasso. La maglietta sportiva, bianca e sudata, si
incollava alla schiena tra le scapole, e i capelli castani, raccolti in una coda alta, oscillavano ad ogni passo come
una bandiera di sfida. Aveva diciannove anni, ma si muoveva con la sicurezza di una donna che sapeva
esattamente l’effetto che faceva sugli uomini. Marco lo sapeva. Lo sapeva da mesi, da quando l’aveva vista la
prima volta in piscina, con quel costume rosso che le stringeva i seni come una seconda pelle. Aveva cercato di
non guardare, allora. Aveva cercato di non pensare a quanto fosse stretta la fessura tra quelle cosce, a quanto
sarebbe stato facile scivolarci dentro con le dita, con la lingua.
Ora, invece, non poteva fare a meno di guardare.
Un sasso franò sotto la suola della sua scarpa da trekking, e lei si voltò, sorridendo. "Attento, Marco. Non vorrei
che ti facessi male." La voce le uscì dolce, quasi canzonatoria, con quel tono che aveva quando voleva fargli
capire che stava scherzando, ma non troppo.
Lui si fermò, fingendo di sistemarsi lo zaino sulle spalle. "Sono abituato a terreni peggiori," rispose, la voce più
roca di quanto volesse. Il sudore gli scendeva lungo la nuca, e non era solo per il caldo. "Tu piuttosto, sei sicura
di farcela? Il sentiero diventa ripido."

Mariapia si appoggiò a un masso, incrociando le braccia sotto il seno in un modo che lo fece gonfiare ancora di
più contro il tessuto sottile. "Papà dice sempre che sono più resistente di quanto sembri." Gli occhi, verdi e
luminosi, lo fissarono con una sfida che non aveva niente a che fare con la montagna. "E poi, se mi stanco, ci sei
tu a portarmi in spalla, no?"
Marco sentì un groppo in gola. Cazzo. Avrebbe dovuto distogliere lo sguardo, cambiare argomento, ricordarsi
che Giuseppe era un amico, che Mariapia era poco più di una ragazzina, che lui aveva quasi quaranta anni e una
reputazione da mantenere. Invece, si ritrovò a fissarle le labbra, carnose e leggermente dischiuse, umide come se
si fosse appena leccata via il sudore. "Se ti stanco, torniamo indietro," disse, ma il tono era troppo basso, troppo
intimo.
Lei rise, un suono cristallino che rimbalzò tra le rocce. "Dai, Marco. Non fare il vecchio brontolone." Si staccò dal
masso e gli passò accanto, sfiorandogli il braccio con la spalla. Il profumo del suo sudore—dolce, muschiato, con
un sentore di vaniglia che doveva venire dal bagnoschiuma—gli invase le narici. "Coraggio, mostrami questo
famoso panorama di cui parli sempre."
Il sentiero si restringeva, costringendoli a camminare uno dietro l’altro. Mariapia si fermò di colpo, e lui quasi le
finì addosso. "Scusa," borbottò, ma lei non si mosse. Anzi, si voltò lentamente, così lentamente che lui ebbe
tutto il tempo di notare come il sudore le avesse reso la pelle lucida, come la maglietta trasparisse appena sotto
i seni, lasciando intravedere l’ombra scura dei capezzoli.
"Non c’è problema," sussurrò lei. Poi, con un gesto che sembrò casuale, si aggiustò la coda di cavallo, sollevando
le braccia e facendo tendere la stoffa della maglietta sul ventre piatto. Marco vide la linea scura del reggiseno
sportivo, stretto, che le solcava la pelle proprio sotto i seni. Porca puttana.
"Dovremmo… dovremmo andare," riuscì a dire, ma le parole gli uscirono strozzate.
Mariapia abbassò le braccia, ma non indietreggiò. "Hai ragione." Però non si mosse. Rimasero così, a pochi
centimetri l’uno dall’altra, con il respiro di lui che si faceva sempre più pesante. Poi, finalmente, lei fece un passo
indietro, ma solo per appoggiarsi contro la roccia dietro di sé, allargando leggermente le gambe. "Fa caldo, eh?"
Lui annuì, incapace di parlare. Il sangue gli pulsava nelle tempie, e il cazzo, duro come pietra, premeva contro la
zip dei pantaloni da trekking.
Mariapia si morse il labbro inferiore, poi si passò una mano sulla coscia, risalendo lentamente verso l’inguine.
"Io… io ho sete, Marco."
Lui deglutì. "Nello zaino c’è l’acqua."
"Non è quello che intendevo."
Le parole lo colpirono come un pugno nello stomaco. Per un secondo, pensò di aver frainteso. Ma poi lei si leccò
le labbra, e i suoi occhi scesero deliberatamente sul rigonfiamento nei suoi pantaloni. "Dai, Marco. Lo so che mi
guardi. Lo so da mesi.
Lui avrebbe dovuto negare. Avrebbe dovuto girarsi e scendere a valle come se il diavolo lo inseguisse. Invece,
fece un passo avanti, chiudendo la distanza tra loro. "Sei sicura di sapere cosa stai facendo?"
Mariapia rise di nuovo, ma questa volta il suono era più basso, più gutturale. "Sono sicura di volerlo scoprire."
Allungò una mano e gliela posò sul petto, sentendo il cuore che gli batteva all’impazzata sotto le dita. "Allora?
Mi insegni qualcosa di più interessante dell’orientamento?"
Marco non rispose. Non ci furono altre parole. Con un gemito strozzato, le afferrò i fianchi e la schiacciò contro
la roccia, sentendo il calore del suo corpo attraverso i vestiti. Le labbra di Mariapia si aprirono sotto le sue,
morbide e bagnate, e quando la lingua di lui si insinuò dentro, lei gemette nella sua bocca, affondando le unghie
nelle sue spalle.
Le mani di Marco scesero lungo i fianchi di lei, poi risalirono sotto la maglietta, sentendo la pelle rovente e
umida. I seni di Mariapia erano pesanti, pieni, e quando lui li strinse tra le dita, lei inarcò la schiena,
spingendoglieli contro. "Sì," ansimò. "Così. Tocca."
Lui non aveva più controllo. Con un movimento brusco, le tirò giù la maglietta e il reggiseno, liberando i seni che
rimbalzarono leggermente prima di posarsi nei suoi palmi. I capezzoli erano scuri, duri come sassi, e quando lui li
pizzicò tra pollice e indice, Mariapia gridò, affondando i denti nel suo labbro inferiore.
"Cazzo, sei così bella," ringhiò lui, la voce rotta dal desiderio. Non aveva mai voluto nessuna così tanto. Non
aveva mai osato volerla.
Lei gli afferrò la mano e la guidò giù, lungo il ventre, fino ai leggings. "Toccami," ordinò, la voce tremante.
"Toccami lì.
"
Marco non ebbe bisogno di altre istruzioni. Le infilò le dita sotto l’elastico, scendendo lungo la fessura bagnata
delle mutandine. Era fradicia. Dio, com’era bagnata. Le labbra della sua fica erano gonfie, aperte, e quando lui le
sfiorò con le dita, lei sobbalzò, gemendo come una bestia in calore.
"Sì, così, cazzo, non fermarti—"
Lui non aveva intenzione di fermarsi. Le infilò due dita dentro senza preavviso, sentendola stringersi attorno a lui
come una morsa. Era stretta, bollente, e quando cominciò a muovere le dita dentro di lei, in cerchi lenti e
profondi, Mariapia gli artigliò le spalle, gemendo senza ritegno.
"Più forte," ansimò. "Più dentro.
"
Marco obbedì. Aggiunse un terzo dito, allargandole, sentendo le pareti della sua fica che pulsavano attorno a lui.
Lei gridò, il corpo scosso da tremiti violenti, e quando lui le strofinò il pollice sul clitoride gonfio, Mariapia venne
con un urlo strozzato, i muscoli interni che si contraevano attorno alle sue dita, schizzandogli il sudore delle dita
con i suoi succhi caldi.
Non le diede tempo di riprendersi. Con un movimento rapido, le sfilò i leggings e le mutandine, lasciandole
penzolare da una caviglia. Poi si abbassò i pantaloni appena abbastanza da liberare il cazzo, duro come l’acciaio,
la punta già lucida di pre-sperma.

Mariapia lo guardò con occhi febbrili, le labbra dischiuse. "Finalmente," sussurrò. "Lo voglio da troppo tempo."
Marco non rispose. Le afferrò un fianco, sollevandole una gamba attorno alla sua vita, e con un colpo secco, la
penetrò fino in fondo.
Il grido di lei rimbalzò tra le montagne.
Era stretta. Troppo stretta. Il calore della sua fica lo avvolse come una guaina, stringendolo, massaggiandolo, e
quando cominciò a muoversi, affondando dentro di lei con colpi duri e profondi, Mariapia gli graffiò la schiena,
urlando parole senza senso, pregandolo di non fermarsi, di darle di più, di scoparla come si scopa una puttana.
Lui lo fece.
La prese contro la roccia, sentendo il sudore dei loro corpi che si mescolava, le sue palle che sbattevano contro il
suo culo ad ogni spinta. Ogni volta che affondava dentro di lei, Mariapia gemette, il corpo che si tendeva come
un arco, i seni che rimbalzavano ad ogni colpo. Lui le morse un capezzolo, forte, e lei urlò, stringendolo ancora di
più dentro di sé, i muscoli interni che lo strizzavano come se volessero succhiargli l’anima.
"Vengo," ansimò lei, le unghie che gli solcavano la pelle. "Dio, Marco, sto venendo—"
Lui non riuscì a trattenersi. Con un ultimo affondo brutale, si seppellì dentro di lei fino all’osso del pube,
sentendo il suo sperma che esplodeva dentro la fica di Mariapia in getti caldi e densi, riempiendola,
marchianoandola. Lei venne con lui, il corpo scosso da spasmi violenti, la fica che pulsava attorno al suo cazzo,
strizzando fuori ogni ultima goccia.
Rimasero così per un lungo momento, ansimanti, sudati, appiccicati l’uno all’altra. Poi Mariapia ridacchiò, fiacca,
e gli passò una mano tra i capelli. "Be’, questa è stata una lezione molto interessante."
Marco si ritirò lentamente, sentendo il suo sperma che colava fuori da lei, lungo le cosce. Si rimise a posto i
pantaloni, ma non riuscì a distogliere lo sguardo dal corpo di Mariapia—i seni ancora scoperti, la fica gonfia e
rossa, i segni dei suoi denti sul collo.
"Dovremmo tornare indietro," disse, la voce rauca.
Lei si abbassò i leggings con calma, sistemandosi i vestiti come se nulla fosse successo. "Sì, probabilmente." Poi
gli sorrise, maliziosa. "Ma la prossima volta, Marco…"
"La prossima volta?"
Mariapia si avviò lungo il sentiero, guardandolo da sopra la spalla. "La prossima volta, voglio che mi scopi là." E
indicò con un dito la sua bocca, leccandosi le labbra come se già assaporasse il suo cazzo.
Marco rimase paralizzato, il sangue che gli ribolliva di nuovo nelle vene.
Porca puttana. Era fottuto. E non vedeva l’ora che accadesse di nuovo.
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